Se vuoi iniziare a vendere online, probabilmente ti stai facendo delle domande sugli obblighi fiscali che dovresti rispettare e magari hai già scoperto che da un punto di vista fiscale la vendita online non è molto diversa dalla vendita tradizionale: dovrai mettere in regola la tua attività e dovrai pagare le tasse come tutti gli altri commercianti (onesti).

In particolare, per poter vendere online dovrai:

  1. richiedere la Partita IVA
  2. richiedere l'iscrizione come commerciante al registro imprese della Camera di Commercio (o come artigiano se vendi articoli di tua produzione)
  3. iscriverti all'INPS
  4. comunicare al tuo Comune di residenza l’intenzione di aprire un sito e-commerce

Considera che l'iscrizione alla Camera di Commercio costa circa 80 euro l'anno — e fin qui ci si può anche stare — ma i contributi da versare all’INPS prevedono un minimo che si aggira intorno ai 3.000 euro.

Questo significa che se apro un negozio online e non vendo nulla, magari anche solo per il primo anno, devo comunque pagare più di 3.000 euro?

Fortunatamente no.

Il tema si gioca sul requisito della professionalità. Se le vendite online sono ripetute, continue e tali da superare i 5.000 euro annui, si presume il carattere della professionalità dell'attività e, pertanto, diventa indispensabile aprire una Partita IVA, in forma individuale o societaria.

Sotto quella cifra, i redditi potranno semplicemente rientrare tra i redditi diversi e non sarà necessario aprire una partita IVA o iscriversi all'INPS.

Vista la delicatezza dell'argomento e — soprattutto — la mia scarsa preparazione in materia, mi sono rivolto a dei professionisti.

Domanda:

E' possibile e quali sono i rischi connessi all'avviamento di un sito dedicato all'e-commerce, posticipando l'apertura della Partita IVA e del pagamento dei contributi INPS al momento dell'effettivo ed eventuale percepimento di ricavi superiori ai 5.000 euro?

Risposta:

La vendita online senza la preventiva apertura della Partita IVA ed il pagamento dell'INPS può essere considerata priva di rischi qualora l'attività di e-commerce sia caratterizzata dalla non abitualità (cioè non sia ricorrente), rientri nella definizione di lavoro autonomo occasionale e non effettui ricavi superiori ai 5.000 euro annui.

Nel momento in cui l'attività di e-commerce dovesse rivelarsi fruttuosa (ricavi maggiori ai 5.000 euro annui) e potenzialmente idonea a diventare la principale attività svolta dal soggetto o dall'impresa che ha creato il sito, allora è opportuno affrettarsi alla regolamentazione della posizione dell'attività tramite apertura della Partita IVA e pagamento e registrazione presso l’INPS.

Con il cappello da avvocato:

La tesi della liceità del comportamento che vede una posticipata apertura della Partita IVA da parte di un soggetto che comincia un'attività di commercio elettronico può essere prima di tutto sostenuta sulla base della normativa relativa all’imposta sul valore aggiunto, D.P.R. 633/72.

Tale normativa infatti lega l’applicazione dell'IVA alla vendita di beni e servizi nell’ambito di un'attività professionale. L’IVA non si applica a quelle operazioni effettuate nell’ambito di un’attività occasionale.

L’art. 1 recita infatti: " L'imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell'esercizio di imprese o nell'esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate ".

La definizione di attività professionale è contenuta nel successivo art. 5 dello stesso decreto che recita: " Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata delle attività stesse ".

Nel caso in cui l'attività di e-commerce possa essere considerata attività non abituale la ritardata apertura della partita IVA è quindi un' opzione valutabile.

Per quanto riguarda il pagamento dell'INPS, l’art. 44, c. 2 del D.L. 269/03, convertito in L. 326/03, ha disposto l'iscrizione alla gestione separata a decorrere dal 1 gennaio 2004, dei lavoratori autonomi occasionali, ma solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno solare.

La norma di cui sopra recita infatti: " A decorrere dal 1 gennaio 2004 i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati alle vendite a domicilio di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, solo qualora il reddito annuo derivante da dette attività sia superiore ad euro 5.000. Per il versamento del contributo da parte dei soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale si applicano le modalità ed i termini previsti per i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla predetta gestione separata ".

Per quanto riguarda la definizione di lavoratore autonomo occasionale, le disposizioni dell’art. 2222 del Codice Civile sul contratto d'opera definiscono lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un'opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, ne' potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale. Il pagamento dell’INPS si può, pertanto, omettere qualora l’attività di e-commerce non effettui ricavi superiori ai 5.000 annui.


Quindi ricapitolando puoi tranquillamente iniziare a vendere online senza Partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio e iscrizione all'INPS.

Solo quando il tuo negozio online inizierà a vendere con una certa regolarità, superando i 5.000 euro annui, ti preoccuperai di regolarizzare la tua posizione. A quel punto dovrai rivolgerti a dei professionisti e — se vuoi — potrai rivolgerti agli stessi a cui mi sono rivolto io.

Si tratta di iubenda, una giovane (e promettente) azienda tutta italiana che si occupa degli aspetti legali inerenti al mondo del Web — ovvero di tutto quello di cui probabilmente il tuo commercialista non ha mai sentito nemmeno parlare.

Ad esempio, lo sapevi che ogni sito web ha bisogno di una privacy policy? Sì esatto, anche il tuo blog da 10 visitatori al giorno. E hai mai sentito parlare della nuova cookie policy che diventerà legge entro pochi mesi?

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- Filippo Conforti
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10 Commenti

  • 6f9501a44d155a229b3bdeef4375de15
    luca

    Ciao Filippo, innanzitutto complimenti. Trasmetti entusiasmo con quello che scrivi. Non sono d'accordo con quello che si scrivi in questo articolo. La normativa non dice che l' obbligo di apertura della partita iva e obbligo di iscrizione a una gestione contributiva non è collegata a un dato quantitativo ( 5000 euro ); inoltre si tratta di vendita occasionale quando il soggetto non ha predisposto nulla per poter compiere questi atti. Nel caso specifico, se attivo un sito internet al fine della compravendita o prestazioni di servizi, ho predisposto una struttura e quindi potrei rientrare nel caso della vendita NON occasionale anche se compio una singola vendita di pochi euro. Che ne pensi? Grazie

    • A0defc9a129e5e4778eaa66535077064
      Filippo Conforti luca

      Ciao Luca,

      Ti ringrazio molto per il commento. In realtà in questo articolo mi sono limitato a trascrivere le indicazioni che mi sono state date da dei professionisti del settore, siamo in un campo per il quale non sento di avere le giuste competenze per poter difendere un punto di vista piuttosto che un altro. Il fatto stesso che la legge sia così interpretabile rende la questione ancora più delicata e - onestamente - preferisco lasciare gli approfondimenti a chi è del mestiere.

      A presto,
      -Filippo

  • E8f850934e9aaea332afb6daf66e7011
    natale

    salve filippo
    intanto ti ringrazio per i chiarimenti espressi nel tuo articolo che personalmente ho trovato molto interessante. volevo avere un'altra informazione io mi occupo di vendita prodotti aloe vera è la mia azienda mi ha comunicato questo in una e-mail : " Si è possibile fare vendita dei prodotti a prezzo cliente finale tramite il sito personale. L’importante è attenersi ai prezzi da catalogo.
    giustamente io cosi posso vendere anche i miei prodotti aloe vera nel mio sito web giusto e mettere i prezzi nel sito web aspetto tue risposte spero al piu presto grazie sempre e cordiali saluti

    • A0defc9a129e5e4778eaa66535077064
      Filippo Conforti natale

      Ciao Natale,

      Da quanto leggo nella comunicazione che hai avuto dall'azienda direi di sì, puoi vendere i loro prodotti sul tuo sito a patto che i prezzi siano quelli di listino.

      Grazie,
      F.

  • 63228d980f3c9a92b3ebcd1ca9654311
    maddalena

    Ciao Filippo,
    volevo chiedere un tuo parere riguardo gli aspetti legali di un sito ecommerce, mi riferisco alle varie voci Condizioni di vendita, Diritto di recesso, Info su Spedizioni e Pagamenti, oltre che naturalmente Privacy e Cookie Policy.
    Leggendo nei vari siti di ecommerce mi sembra che, al di là delle ovvie personalizzazioni (mi sembra anche una questione di buon senso), si tratti di testi in un certo senso 'standard', dal momento che si basano su richieste di legge.
    In realtà ho trovato in rete un po' di terrorismo sui rischi del cosiddetto 'copia e incolla' (anche parziale!) e non capisco se si tratta di rischi reali o se c'è chi magari cerca di speculare sulla necessità di scrivere ogni volta dei testi ad hoc.
    Cosa ne pensi?
    ps: non ho capito se Iubenda segue tutti questi aspetti o è focalizzata sulla Privacy e Cookie Policy

    grazie mille !

    • A0defc9a129e5e4778eaa66535077064
      Filippo Conforti maddalena

      Ciao Maddalena,

      Penso che la questione debba essere presa con la giusta attenzione perché anche se il rischio può essere basso per un business di piccole dimensioni, nel caso in cui dovessi ricevere un controllo e le tue condizioni di vendita o privacy policy non dovessero essere adeguate potresti effettivamente avere delle conseguenza spiacevoli.

      D'altra parte non credo si debbano spendere grosse cifre per avere un documento di condizioni di vendita o privacy policy legalmente corrette. Si tratta di modelli piuttosto standard che non dovrebbero richiedere una personalizzazione troppo spinta.

      Probabilmente un copia e incolla, con gli opportuni aggiustamenti, può avere senso per le condizioni di vendita mentre per la privacy/cookie policy ci sono talmente tante sfumature legali che diventa molto difficile creare un documento valido senza conoscere tutti i dettagli.

      Iubenda si occupa anche di altri aspetti. Ti consiglio di contattarli per avere qualche consiglio per il tuo caso specifico.

      Grazie, a presto
      -Filippo

  • Fdd69406d8422b18b59f3e472201f6be
    Fabio

    Ciao Filippo,
    intanto ti ringrazio per i chiarimenti espressi nel tuo articolo che personalmente ho trovato molto interessante.
    Ho pensato più volte di tentare l'apertura di una piccola attività commerciale online, ma consultando i vari professionisti mi sono sentito rispondere che la partita IVA è necessaria in caso di vendita, e che naturalmente ovvia conseguenza della sua apertura ne sarebbe stata l'iscrizione camerale e INPS con tutti gli oneri da questo derivanti (circa 3200 €/anno in caso di fatturato sotto la soglia minima, quindi se non incassi paghi comunque 3200€...). Questo mi ha portato a desistere dall'intento, peraltro (questa è una mia considerazione personale) con questi parametri credo che si incentivi l'evasione, in quanto una persona intenzionata a fare qualcosa per "tirare a campare" non sarà incentivata a regolarizzare la propria posizione rispetto al fisco ed al sistema pensionistico, e propenderà per la vendita priva di qualsivoglia requisito fiscale e previdenziale (a mio avviso basterebbe stabilire una percentuale che non preveda il minimo ed inasprire le pene per gli evasori incrementando gli introiti per INPS e Stato, se incasso 500€ e 5€ vanno all'INPS e 5€ allo stato di certo è meglio che incasso 500€, 0€ vanno all'IMPS e 0€ vanno allo stai!). Perdonami questa divagazione, vengo all'oggetto della mia domanda, ho letto che se non incasso più di 5000€/anno solare grazie alla mia attività di vendita posso vendere online senza partita IVA, purché questa non si configuri come una vendita professionale e non sia un attività continuativa e protratta nel tempo, ma se apro un sito con un e-commerce come posso dimostrare che non intrattengo un attività di natura commerciale continuativa? se ricevo un controllo della finanza cosa mi può permettere di dimostrare la discontinuità della mia attività?
    Grazie in anticipo per le delucidazione.
    Cordialmente,

    Fabio.

    • A0defc9a129e5e4778eaa66535077064
      Filippo Conforti Fabio

      Ciao Fabio,

      Quello che ho scritto in questo articolo è il risultato di una ricerca che ho fatto ormai più di un anno fa - ma che credo sia ancora valida - proprio per rispondere ai tuoi stessi dubbi.

      In effetti concordo con tutte le tue considerazioni ma come sai le opinioni personali non contano molto di fronte ad un giudice, quello che conta sono i numeri, le leggi e le circostanze in cui vengono applicate.

      La chiave di tutta la questione credo stia nella valutazione del rischio di incorrere in sanzioni (amministrative e/o penali) che sei disposto ad assumerti posticipando l'apertura della Partita IVA e del pagamento dei contributi INPS al momento dell'effettivo percepimento di ricavi superiori ai 5.000 euro da un'attività che può essere definita come "professionale".

      Il rischio sarà molto basso - se non nullo - se farai una vendita ogni tanto, sempre restando sotto i 5.000 euro mentre inizierà a diventare più concreto nel momento in cui le vendite inizieranno ad arrivare. E' chiaro che un professionista che ti consiglia di aprire una Partita IVA fin da subito non può sbagliare, nel senso che non si assume nessun rischio e nessuna responsabilità nel darti un'indicazione del genere.

      D'altro canto il costo per azzerare completamente il rischio sono quei 3.200 euro che probabilmente ti fanno desistere prima ancora di iniziare la tua avventura, quindi il mio consiglio è di valutare attentamente la tua situazione e di non basare la tua scelta ne' su quanto scritto in questo articolo ne' sulla nostra chiacchierata da bar.

      Purtroppo commercialisti e avvocati specializzati nella vendita online sono merce rara ma vorrei tanto che qualcuno di loro capitasse da queste parti e desse un contributo prezioso sia per te che per tutti gli altri lettori del Bootcamp, incluso il sottoscritto.

      Grazie mille,
      -Filippo

  • A7f9d0bb0102474421baf9e343dec13e
    enrico

    Ciao Filippo,
    ottimo anche questo articolo!
    Vediamo se ho capito bene: io faccio il mio e-commerce e vendo come voglio senza dire niente a nessuno e superati i 5000 euro mi regolarizzo, giust0?
    Mi sorge un dubbio pero... le spese verso i fornitori (che ti chiedono la p. iva di solito) come dovrebbero essere fatturate fino a quel punto?
    PS. iubenda fa anche da commercialista?

    Grazie!

    • A0defc9a129e5e4778eaa66535077064
      Filippo Conforti enrico

      Ciao Enrico,

      In realtà se hai dei fornitori significa che la tua attività è di tipo professionale e devi aprire subito una partita IVA per metterti in regola. Ti consiglio comunque di rivolgerti ad un professionista che saprà darti sicuramente delle informazioni più precise.

      Iubenda offre un servizio specifico che puoi sicuramente provare:
      https://www.iubenda.com/fide

      Ciao, a presto!

N.013·13 luglio 2014· 6 min· 5

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