Se Steve Jobs Fosse Nato a Napoli è un libro di Antonio Menna pubblicato nel 2012 in seguito al successo di un suo (quasi) omonimo articolo. La storia parla di Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi brillanti come Steve Jobs e Steve Wozniak che — armati della loro idea rivoluzionaria — cercano finanziamenti per creare una startup nel loro garage e conquistare il mondo con il loro computer super innovativo.

Peccato però che il loro garage si trovi in Italia, invece che a Mountain View e trovare un Mike Markkula che investa 250.000 dollari nella loro idea senza la minima garanzia di ritorno è a dir poco un'impresa senza speranza.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.


Quando ho letto questo libro, poco dopo la sua uscita, ricordo di essere stato colto da una duplice sensazione. Da una parte la rabbia nel riconoscermi in molte delle vicissitudini dei due ragazzi in preda alla burocrazia e al clientelismo tipici del nostro paese. Dall'altra da un senso di rassicurazione in merito alle mie capacità: in realtà non era colpa mia se non ero ancora riuscito a far emergere la mia startup, era tutta colpa del Sistema e dei suoi dinosauri da distruggere.

Una scena famosa tratta da "La Meglio Gioventù", un bellissimo film che racconta trentasette anni di storia italiana, dall'estate del 1966 fino alla primavera del 2003.

A distanza di qualche anno non è che la situazione sia cambiata un granché — purtroppo — però sono cambiato un po' io e ho provato a guardare le cose da un'angolazione diversa.

Steve Jobs era un genio e lo sarebbe stato in qualsiasi parte del mondo. Se Steve Jobs fosse nato a Napoli non avrebbe mai creato la Apple perché non avrebbe mai trovato nessuno pronto ad investire solo su un'idea però avrebbe comunque creato qualcosa di grande, avrebbe capito che le uniche startup che possono nascere in Italia sono le startup e-commerce, che producono guadagni fin dal loro primo giorno. Avrebbe capito, ad esempio, che nessuno al mondo ha un prodotto come la mozzarella di bufala e probabilmente avrebbe iniziato ad esportarla e venderla online anche a tutti quei fortunati nerd della Silicon Valley.

Conosci i Tuoi Limiti

Di recente ho avuto modo di partecipare al Websummit di Dublino, un evento di tre giorni dove i protagonisti dei vari Amazon, Facebook, Tripadvisor, Airbnb, Dropbox e tutti gli altri Dei del Web sono scesi sulla terra per condividere con noi esseri umani le loro storie e i loro successi.

C'erano anche tantissime startup e investitori da tutto il mondo che cercavano di incontrarsi per dare vita alla prossima grande azienda multi-milionaria. Durante i tre giorni di conference e pitch ho cercato di osservare le dinamiche e le regole del gioco ed ho fatto alcune riflessioni che mi hanno riportato alla mente il libro di Antonio Menna e la questione della tanto discussa "fuga di cervelli". In pratica ho provato a mettermi dalla parte degli investitori e mi sono chiesto:

Ma io, se avessi un milione di euro, investirei su qualcuna di queste startup? Metterei tanti soldi solo su un'idea?

La realtà è che probabilmente non sarei ne' migliore ne' peggiore di tutti gli altri investitori italiani, Twitter in Italia non sarebbe mai nata e la ragione fondamentale è che da noi manca completamente un mercato delle startup e nessun investitore al mondo metterebbe i suoi soldi in un prodotto che non ha mercato.

Il Mercato delle Startup

Alcune delle idee che sono state presentate a Dublino durante il summit sembravano un po' la parodia di loro stesse: dall'app che ti avverte quando nei paraggi si trova una tua ex, sfruttando il gps, fino al sito per condividere non so più che cosa si possa condividere.

Almeno l'80% di queste startup non produrrà mai un dollaro dalla vendita diretta di un prodotto o un servizio eppure la stessa percentuale riceverà probabilmente qualche centinaia di migliaia di dollari come seed da parte di un investitore. Hanno tutte la fortuna di trovare un folle che ha soldi da buttare? O forse i ricchi di oltre-oceano sono tutti più generosi e visionari di noi?

Nessuna delle due cose. Hanno semplicemente un mercato a disposizione e il prodotto sono le stesse startup su cui investono o — meglio ancora — sono gli utenti che le utilizzano "gratuitamente".

Ricordati sempre che se non paghi per usare un prodotto — come fai ad esempio con Facebook o Gmail — significa che il prodotto sei tu.

Funziona così: ho 300.000 dollari a disposizione e vado a cercare la webapp più innovativa e fantasiosa che ci sia in circolazione, già utilizzata da 1000 utenti. Acquisto il 40% di quella startup che vale praticamente zero, ma grazie al talento dei suoi fondatori e ai miei 300.000 dollari gli utenti registrati diventano 100.000 in un anno. A quel punto vendo il mio 40% ad un investitore di serie A per un milione di dollari ed esco dalla società, avendo più che triplicato il mio investimento.

Ecco a voi la Silicon Valley.

I protagonisti di
I protagonisti di "Silicon Valley", una serie molto divertente sul mondo delle startup web

Proviamo a fare la stessa cosa in Italia: stessa webapp, 1000 utenti e 300.000 euro. Dopo un anno gli utenti sono 100.000 e cerco di uscire vendendo la mia quota per un milione di euro ad un altro investitore. Peccato che quell'investitore non esista e mi ritrovo con un bellissimo team che mi chiede altri soldi per far fronte al traffico dei 100.000 utenti senza che nessuno di questi mi restituisca un solo euro dei 300.000 che ho investito.

Ecco a voi l'Italia.

Ciccio Dop, signore assoluto di un impero di bufale e mozzarelle in
Ciccio Dop, signore assoluto di un impero di bufale e mozzarelle in "Mozzarella Stories"

Ovviamente questa è una generalizzazione e di solito le generalizzazioni portano a delle conclusioni sbagliate o vere solo in parte. Quello che dovrebbe passare però è il messaggio che l'Italia è un esempio unico nel suo genere per la sua popolazione di dinosauri e le sua "grande bellezza" sprecata ma è altrettanto unica per le sue ricchezze e le sue eccellenze apprezzate in tutto il mondo. Queste ricchezze sono ancora lì — nonostante tutto — ed è lì che dobbiamo investire tutte le nostre energie.

Perché l'Italia Dovrebbe Investire nell'Ecommerce

A questo punto dovrebbe essere chiaro: le uniche startup che hanno futuro in Italia sono le startup e-commerce: inizia a vendere online e trova il modo di guadagnare prima possibile i tuoi primi 100 euro. Dopodiché analizza quello che hai fatto, crea un business plan e prova a scalare i tuoi volumi, giocando con i numeri per capire di quanti soldi avresti bisogno e quali sarebbero i tuoi possibili guadagni. Solo quando i conti tornano, prendi il tuo bel business plan e vai a cercare un investitore ma mi raccomando una cosa importante:

Porta con te i tuoi i 100 euro o nessuno ti prenderà in considerazione.


Non proviamo a combattere su un terreno dove i nostri concorrenti hanno dieci volte le nostre risorse, almeno dieci anni prima di noi. Vendiamogli la nostra storia, il nostro artigianato, la nostra cucina e la nostra moda e lasciamogli le loro app e i loro social network.

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli avrebbe fatto così... o almeno questo è quello che mi piace pensare.

- Filippo Conforti
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N.023·08 dicembre 2014· 5 min· 0

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