Appena quattro giorni fa mi trovavo a Londra per lavoro insieme a due colleghi (e amici) e ci siamo fermati un po' per caso a far colazione al Workshop Cafe, un bellissimo bar situato in una delle zone più vecchie della città. Il cappuccino era veramente buono — a dispetto dei luoghi comuni sulla qualità che si riesce a trovare fuori dall'Italia — ma ciò che mi ha colpito di più non è stato tanto il profumo del suo aroma, quanto la sapienza con cui i chicchi erano stati preparati, confezionati e valorizzati e soprattutto la storia di come erano arrivati quel giorno sul mio tavolo.

Richard, che solo dopo ho scoperto essere il proprietario, deve aver notato il mio interesse e si è fermato a fare due chiacchiere, spiegandomi che quel caffè era keniano e che non era stato affatto facile farlo arrivare fino a Londra. Mi ha raccontato che a Dicembre dello scorso anno in Kenya si è sviluppata una situazione politica un po' delicata, per cui il governo ha vietato l'esportazione del buonissimo caffè prodotto nella regione del Nyeri, privando il resto del mondo di una vera prelibatezza ma soprattutto mettendo in serie difficoltà economiche i produttori locali.

A Febbraio la situazione non si era ancora sbloccata e Richard ha deciso insieme ai suoi di fare un viaggio in Kenya per parlare di persona con i diretti interessati e capire se poteva essere fatto qualcosa per aiutarli. Sfortunatamente la situazione era più complessa del previsto. Tutto il caffè proveniente dalle stazioni di lavaggio della regione era fermo nei magazzini, in lotti tutti ammassati, dalla tracciabilità discutibile e soprattutto messi sotto chiave, senza nemmeno la possibilità di degustarne il contenuto.

Una stazione di lavaggio del caffè nella regione Nyeri, nel cuore del Kenya
Una stazione di lavaggio del caffè nella regione Nyeri, nel cuore del Kenya

Mi ha raccontato di essersi sentito molto scoraggiato e di aver pensato addirittura di dover chiudere il Workshop per una stagione, visto che tutto il suo caffè proveniva dalle regioni del Nyeri e del Kirinyaga, ovvero dalle regioni più colpite dalla difficile situazione politica. Ma come spesso accade, le difficoltà ti obbligano a spingerti oltre e a dover fare qualcosa di più. Così Richard e i suoi hanno deciso di esplorare altre regioni, andando alla scoperta di nuove varietà di caffè. Quella che stavo bevendo si chiamava Githiga, una vera gemma prodotta da una cooperativa keniana del Murang’a e orgogliosamente servita dal Workshop Cafe ai suoi clienti.

La confezione da 350g. di caffè Githiga, una specialità keniana servita e venduta al Workshop Cafe di Londra
La confezione da 350g. di caffè Githiga, una specialità keniana servita e venduta al Workshop Cafe di Londra

Dopo colazione ho ringraziato Richard per la bella chiacchierata e prima di uscire ho acquistato due confezioni da 350g. di caffè Githiga, perfette per i regali di Natale dell'ultimo momento.

Certo che 16 sterline per 350g. di caffè non sono proprio poche ma se penso a tutta la loro storia e alla strada che hanno fatto non ho alcun dubbio che ogni chicco valga fino all'ultimo centesimo.

Storytelling

Lo ammetto. La storia che ti ho appena raccontato non è del tutto vera. Quattro giorni fa ero veramente a far colazione al Workshop Cafe di Londra insieme ai miei colleghi e il cappuccino era davvero buono ma non so se la persona che mi si è avvicinata fosse o meno il proprietario e non ho assolutamente idea di quale fosse il suo nome.

Stavo osservando le assi di legno con cui era costruito il pavimento e quella persona mi ha semplicemente fatto osservare che quelle assi erano lì da 150 anni. Niente Kenya, nessun accenno alla provenienza del caffè o alle crisi politiche di Nairobi.

Non so nemmeno se la storia sul caffè Githiga sia o meno una storia vera, l'ho letta solo stamattina su WorkshopCoffee.com e ciò che ti ho raccontato non è niente di più che una trascrizione di quanto riportato sul loro shop online, tra l'altro sapientemente realizzato su Shopify.

La homepage di WorkshopCoffee.com
La homepage di WorkshopCoffee.com

Mi dispiace, non era mia intenzione prenderti in giro. Volevo solo raccontarti una storia che fosse più o meno vera e farti capire come la storia di un prodotto sia la sua vera essenza, ciò che ne legittima l'esistenza sul mercato e il prezzo di vendita.

Si parla molto di Storytelling, una disciplina articolata che applica i principi della narrazione al marketing di un prodotto o di un'intera azienda. Se hai una bella storia da raccontare, puoi pensare di vendere praticamente qualsiasi cosa perché in realtà non stai vendendo un prodotto ma il suo significato.


Andrea Fontana, che insegna Storytelling e narrazione d'impresa all'Università di Pavia sostiene che lo Storytelling non è il raccontare storie o aneddoti, ma è la creazione di rappresentazioni testuali, visive, sonore o percettive che un brand, un prodotto, un servizio o una persona possono realizzare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico. Lo Storytelling è la creazione di un universo narrativo da parte di un autore (marca, prodotto o persona) che inviti gli altri (clienti, consumatori, stakeholders) a partecipare ad un destino.

Ricordiamoci — continua il professor Fontana — che l'universo narrativo che si crea è prima di tutto un'identità e l'identità (narrativa) aiuta le persone a dare senso al proprio lavoro o al prodotto che consumano.

Raccontami La Tua Storia

Se vuoi aprire un negozio online devi pensare a come costruire il tuo brand, a partire dal tuo nome, dal tuo logo e dalla tua immagine. Se riuscirai a comunicare la tua Unique Selling Proposition le tue possibilità di successo saranno molto più grandi. Non pensare solo al contenuto del tuo prodotto ma cura anche la sua confezione, fai delle foto bellissime e non descrivere le sue specifiche tecniche ma racconta tutta la sua storia.

Non importa che ciò che racconti sia vero al 100%, devi essere sempre onesto con i tuoi clienti ma sono loro stessi a ricercare un'identità narrativa nei prodotti che comprano. In fondo anche ai nostri bambini diciamo che i loro regali arrivano di notte portati da Babbo Natale ma non per questo vogliamo loro meno bene o ci sentiamo di tradire la loro fiducia.


Questo è il mio modo per augurarti buone feste e un felice anno nuovo. Ho grandi progetti per il 2015 del Bootcamp, sto scrivendo un nuovo e-book e ho intenzione di creare dei corsi online e dei forum di discussione. Spero che il tuo sito e-commerce entri a far parte della sua storia, che è appena iniziata e che in fondo è ancora tutta da raccontare.

- Filippo Conforti
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2 Commenti

  • 68fe08cc3460adf3dee2ba404a93fec3
    Enrico

    Ciao Filippo, molto bella la storia! Al di là che sia 100% originale o meno, lo storytelling ormai è diventato davvero fondamentale per differenziarsi. Io per Natale ho regalato perfino del tè, comprato in una boutique di Firenze interamente dedicata a questa bevanda. La proprietaria mi ha aiutato a scegliere tra almeno 50 di varietà tra tè e tisane,me ne ha illustrato le caratteristiche e gli effetti e poi mi ha anche spiegato come preparale. Che dire... il tè e le tisane che ho comprato costavano pochi Euro ma il regalo ne valeva molti di più : )

    • 10199c5148e9fbcc46a0b6e5a5fbc829
      Filippo Conforti Enrico

      Ciao Enrico,

      Immagino che quando hai consegnato il tuo regalo non hai mancato di raccontare tutte le sue caratteristiche e il modo migliore per prepararlo, così come ti è stato spiegato dalla commessa della boutique.

      Quando si tratta di regali, lo storytelling diventa probabilmente ancora più importante. E' bello regalare qualcosa che abbia un significato, che sia stato ricercato in un negozio in centro a Firenze piuttosto che acquistato in un mega centro commerciale.

      Anche online esistono le boutique e i grandi centri commerciali, come Amazon o Ebay. Se vuoi iniziare a vendere online non devi cercare di competere con i giganti ma devi essere piuttosto una boutique con una storia da raccontare e magari con dei graziosi oggetti da regalare.

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